Salamanca non ha mai dimenticato quel giorno del 1993 in cui Javier Sotomayor, il cubano volante, si arrampicò fino a 2,45 metri, un’altezza che da 33 anni nessun essere umano è riuscito nemmeno a sfiorare. Un gesto atletico talmente estremo che, da allora, nessuno ha più saltato una porta da calcio contando solo sulla forza del proprio corpo.
A Valencia, però, un ragazzo ha riaperto il cassetto dei ricordi: Jaxier Lazador Sotomayor Gómez, 18 anni, figlio del “Principe degli Alti”. Nato il 19 dicembre 2007, già campione spagnolo U16 (1,91) e U18 (1,99), ha debuttato tra i grandi con una crescita che ha dell’incredibile: da 1,80 a 13 anni al suo attuale 2,08, un progresso che in Europa pochi possono vantare.
Nel Velodromo Luis Puig ha chiuso 4° con 2,04, dopo aver superato al primo tentativo 1,94 – 1,99 – 2,04. Ha poi zoppicato per un fastidio alla gamba destra dopo il primo errore a 2,09, ma la sostanza non cambia: il ragazzo c’è, eccome.
Tesserato per la Castilla‑La Mancha e in gara con passaporto spagnolo, non ha ancora deciso se un giorno vestirà la maglia della RFEA o quella di Cuba. Oggi rappresenta la “Meliz Sport”, la società fondata dall’ex lunghista Luis Felipe Meliz, e si allena a tempo pieno con il venezuelano Ámbar Sánchez.
Quando gli chiedono del paragone con il padre, risponde senza esitazioni: “Mio padre era il migliore”. Poi aggiunge, con una maturità sorprendente: “La pressione è tanta, ma cerco di evitarla. Lui ha avuto la sua carriera, io ho la mia. Non significa che farò lo stesso percorso”.
Sui suoi progressi, è diretto: “La differenza l’ha fatta la disciplina”. E guardandolo saltare, sembra che questa disciplina stia già costruendo qualcosa che va oltre il semplice talento ereditato.

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