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sabato 27 giugno 2026

Morto il maratoneta Ulderico Lambertucci, l’ultimo passo del pellegrino che correva verso l’infinito

 



Ha attraversato continenti come fossero capitoli di un’unica, immensa preghiera. Ha consumato scarpe, rosari e orizzonti, trasformando la fatica in un atto di fede e la strada in un altare. Ieri sera, a 79 anni, il cuore di Ulderico Lambertucci si è fermato all’improvviso, interrompendo la corsa di un uomo che aveva fatto del cammino la sua missione. Per tutti era il “maratoneta di Dio”, un simbolo di resistenza spirituale e fisica che resterà inciso sulle vie che ha attraversato.

Una vita normale, poi la svolta: quando la corsa diventa vocazione

Nato e cresciuto a Treia, muratore per oltre sessant’anni, Lambertucci ha scoperto la corsa quando molti iniziano a rallentare. Superati i cinquant’anni, quasi per caso, ha trovato nella strada una chiamata tardiva ma definitiva. Da quel momento ha trasformato il podismo estremo in una forma di pellegrinaggio moderno, unendo chilometri e meditazione, sudore e silenzio.

Le imprese che hanno fatto il giro del mondo

Le sue non erano semplici avventure sportive: erano ponti spirituali, itinerari di pace, gesti di devozione che collegavano popoli e santuari.

  • Roma–Pechino — 2006, 12.000 km in 187 giorni, seguendo le tracce di padre Matteo Ricci.

  • Terra Santa — 2008, pellegrinaggio verso Gerusalemme.

  • Coast-to-coast USA — 2012, da San Francisco a Ground Zero per ricordare le vittime dell’11 settembre.

  • Loreto–Lourdes — 2024, l’ultima grande impresa, quasi ottantenne.

  • Historical Map of the World - 1602 by Matteo Ricci | World Maps Online
  • Ground Zero Memorial, July 2022 oc : r/pics
  • Download Lourdes Sanctuary Basilicaand Statue Wallpaper | Wallpapers.com

Tabella delle sue traversate

PercorsoAnnoDettagli
Roma – Pechino200612.000 km a piedi in 187 giorni
Cammino in Terra Santa2008Pellegrinaggio verso Gerusalemme
San Francisco – New York2012Coast-to-coast fino a Ground Zero
Loreto – Lourdes2024Ultimo viaggio, a quasi 80 anni

 Un pellegrino accolto dai Papi

Le sue strade lo hanno portato anche in Vaticano, dove ha incontrato Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Non per cercare riflettori, ma per consegnare la sua testimonianza: una fede che non stava ferma, che avanzava un passo alla volta, che si misurava con il mondo.

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venerdì 26 giugno 2026

5^ Lions Running, la gara più bella di sempre, sabato 12 settembre. Svelata la T-shirt

 

MONZA – L’estate avanza ed è il momento di mettere in calendario le attività che renderanno più allegro il rientro dalle vacanze. L’occasione c’è ed è da cogliere al volo, partecipando alla 5^ Lions Running, la gara più bella di sempre di sabato 12 settembre quando, alle ore 17.00, si andrà a caccia di emozioni e chilometri nel Parco di Monza. L’evento è organizzato dal Lions Club Lissone, con il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Vedano al Lambro, Comune di Monza, Confesercenti Milano e Fondazione San Gerardo dei Tintori e si inquadra nella Festa dello Sport del Comune di Vedano al Lambro al via sabato 12 e domenica 13 settembre 2026.

Con la Lions Running di sabato 12 settembre, Lions Club Lissone, squadra collaudata da ben quattro edizioni, vuole unire sport, solidarietà, condivisione, rispetto per l’ambiente, attenzione a temi delicati come quello della disabilità e aggiungere tanto divertimento.

L’evento

Nuovi sia data ed orario che sede, la 5^ Lions Running – La gara più bella di sempre, prenderà il via sabato 12 settembre alle ore 17.00 da Largo Repubblica di Vedano al Lambro, inserendosi di fatto nella «Festa dello Sport». Si potrà scegliere di correre o camminare, per 5 o 10 km, tutti nel Parco di Monza, in piena sicurezza e con la possibilità di condividere l’esperienza con la famiglia ma anche con i propri amici animali.

La T-shirt

giovedì 25 giugno 2026

Doping: Sette anni di squalifica per Kibiwott Kandie ex primatista mondiale di mezza maratona

 


La carriera di Kibiwott Kandie si è bruscamente interrotta. Il trentenne keniota, ex primatista mondiale di mezza maratona e volto noto dell'atletica internazionale, è stato squalificato per sette anni dall'Athletics Integrity Unit (AIU). La sanzione, che lo terrà lontano dalle competizioni fino al marzo 2032, è l’epilogo di un tentativo maldestro e documentato di manipolare il sistema antidoping.

Cronaca di una fuga

Tutto ha avuto inizio il 1° marzo 2025, quando gli ispettori dell'AIU si sono presentati presso la sua abitazione in Kenya per un controllo a sorpresa. Kandie, pur consapevole delle regole, ha opposto resistenza, temporeggiando al telefono e accampando scuse legate a presunte emergenze burocratiche in un cantiere edile a Eldoret. Nonostante gli avvertimenti degli ufficiali sulle gravi conseguenze di un rifiuto, l'atleta ha scelto di allontanarsi, sigillando di fatto il proprio destino sportivo.

L'inganno smascherato

Quello che Kandie ha presentato come un contrattempo lavorativo si è trasformato, sotto la lente investigativa dell'AIU, in un groviglio di menzogne:

  • L'analisi forense: L'esame dello smartphone dell'atleta ha rivelato contatti ripetuti con un'infermiera locale, smentendo la versione ufficiale dell'incontro per questioni edili.

  • Documenti falsificati: Nel tentativo di giustificare la sua condotta, Kandie ha prodotto un certificato della National Environment Management Authority (NEMA). Le verifiche con le autorità keniote hanno confermato che il documento era un falso totale: numero di riferimento inesistente, nessun sopralluogo in programma e nome dell'atleta assente dai registri.

  • Transazioni sospette: Le indagini finanziarie hanno evidenziato una serie di trasferimenti di denaro verso l'infermiera citata, sollevando seri dubbi sulla natura del loro rapporto.

La parola dell'AIU

Brett Clothier, a capo dell'AIU, ha commentato duramente l'episodio: «Nessun atleta è al di sopra delle regole. Il caso dimostra come il nostro programma antidoping sia in grado di andare oltre il semplice prelievo di campioni, utilizzando tecniche investigative avanzate per far emergere la verità».

Kandie, inizialmente accusato di aver eluso il test (violazione 2.3 ADR) e successivamente di manomissione (violazione 2.5 ADR), ha infine confessato le sue responsabilità. La collaborazione tardiva ha evitato il massimo della pena, riducendo la squalifica totale da otto a sette anni. Un amaro tramonto per colui che, fino a pochi mesi fa, era celebrato come uno dei corridori più veloci e talentuosi del pianeta.

lunedì 22 giugno 2026

Dodici anni per un bronzo olimpico: la burocrazia sportiva vince l'oro alla lentezza

 


L’hanno chiamata la ragazza con il fiore tra i capelli. Oggi, dodici anni dopo quella finale degli 800 metri a Londra 2012, Alysia Montaño può finalmente dire di essere una medagliata olimpica. Non per miracolo, ma perché un altro pezzo del gigantesco scandalo doping russo è crollato.

    Pregnant Olympian competes in 800-meter race | ksdk.com
    Alysia Montano tunes up for Olympics at Berkeley

La svolta: squalificata Yekaterina Guliyev, riscritta la storia della gara

Il TAS ha confermato che Yekaterina Guliyev (all’epoca Yekaterina Poistogova), oggi atleta turca ma allora in gara per la Russia, ha fatto uso di steroidi vietati. Risultato: cancellati tutti i suoi risultati dal 17 luglio 2012 al 20 ottobre 2014.

La decisione, arrivata dopo anni di indagini sul doping sistemico russo, ha ribaltato la classifica:

  • Argento → Pamela Jelimo (Kenya)

  • Bronzo → Alysia Montaño (USA)

  • Guliyev fuori, come già successo alla vincitrice originale, Mariya Savinova, squalificata anni fa.

Montaño: da quinta a bronzo, dodici anni dopo

Montaño nel 2012 era arrivata quinta, ma correva pulita. Oggi, dopo due riassegnazioni (Mondiali 2011 e 2013), ottiene anche quella olimpica.

Il CIO permette agli atleti di scegliere dove ricevere la medaglia. Montaño ha già deciso: la ritirerà ai Giochi di Los Angeles 2028, davanti alla sua gente.

La sua rabbia (e dignità) in un post diventato virale

Nel 2024, quando la squalifica di Guliyev è stata annunciata, Montaño aveva scritto:

“2012 – 12 anni fa. Tre momenti da podio che avrebbero dovuto accadere in tempo reale. Non potevo lasciare che i dopati vincessero. Ho corso con integrità. Ho rappresentato la mia comunità con onore.”

Parole che oggi pesano ancora di più.

venerdì 19 giugno 2026

L’agonia dell’impero civile: quando il Campionato di Società era il cuore dell’atletica italiana

 


RIETI – C’è un filo rosso, sottile e malinconico, che lega il weekend reatino della Finale Oro alla memoria collettiva dell'atletica italiana. Guardando le liste di partenza di questo 2026, si nota una coreografia impeccabile: club civili, maglie colorate, strategie sui punti, atleti in prestito. Eppure, a chi ha vissuto l'atletica degli anni '80 e '90, questo scenario non può non apparire come il simulacro di un impero che non esiste più.

L’epoca dei giganti industriali

Se oggi il Campionato di Società è una macchina organizzativa che cerca di tenere insieme i cocci, trent'anni fa era il centro di gravità permanente del professionismo nazionale. Non era un esercizio di stile, ma una battaglia per il potere. Club come SNAM, FIAT, Sisport, Pro Patria ed altri, non erano semplici associazioni sportive: erano i bracci armati dell’industria italiana. Senza dimenticare le regioni autonome, in particolare Sicilia e Sardegna, che usufruivano di danari pubblici da utilizzare anche nell'atletica.

In quegli anni, il budget di una società di vertice non aveva nulla da invidiare a qualche club calcistico. Le aziende investivano milioni di Lire perché lo sport era il volto pubblico della loro potenza. In molti casi, l'atleta era un dipendente della società civile, che garantiva stipendio, carriera e futuro. Quando scendevano in pista, non rappresentavano un "prestito temporaneo" per una Finale Oro, ma l'orgoglio di un marchio. La rivalità tra i club era una guerra commerciale giocata sulla pista di atletica, capace di riempire gli stadi e di catalizzare l'interesse di media e sponsor.

Il Grande Crollo

Poi, il silenzio. Il disimpegno dei grandi gruppi industriali ha scavato un vuoto incolmabile. Quando le aziende hanno smesso di investire, la struttura portante dell'atletica italiana è implosa. Il professionismo ha cercato rifugio dove c’era ancora certezza: nei Gruppi Sportivi Militari e di Stato. È lì che l'atleta ha trovato lo stipendio, la stabilità e la divisa.

Il risultato è che oggi, le società civili — che un tempo dominavano il panorama e sfidavano i gruppi sportivi militari — si sono trasformate in entità che vivono di sussistenza. Quello che vediamo oggi in pista, con le complesse normative sui "vivaio" e sui prestiti degli atleti militari, non è l'evoluzione naturale di un sistema florido, ma un salvagente burocratico. La Federazione ha dovuto costruire un'impalcatura rigida per evitare che, scomparso il mecenatismo industriale, anche l'ultimo legame tra il territorio e l'atletica di vertice si spezzasse definitivamente.

La realtà di oggi: un puzzle di sopravvivenza

La Finale Oro di Rieti è, in fondo, una bellissima operazione di resistenza. Le regole che oggi sembrano complicate sono in realtà le medicazioni su una ferita profonda. Senza le norme sui "vivaio" e senza il ritorno temporaneo degli atleti dai gruppi militari, le gare di società sarebbero una mera esibizione, priva di quel pathos che solo la maglia del club sa dare.

Guardare oggi un'atleta che corre per la società di origine è emozionante, sì, ma è anche il ricordo costante di quanto abbiamo perso. Non c'è più il confronto tra colossi industriali, ma il tentativo disperato di mantenere in vita una cultura sportiva che, senza quei vincoli, sarebbe stata risucchiata dalla sola dimensione statale. È un'atletica che si sforza di sembrare quella di un tempo, ma che ogni anno deve combattere con la consapevolezza che il "motore" economico di quegli anni d'oro non tornerà più a girare.

giovedì 18 giugno 2026

Le stelle sono pronte a incontrarsi a Doha nella Diamond League

 

Le star hanno offerto performance indimenticabili a Ostrava, e ora tutti gli occhi sono puntati su Doha.

Con campioni olimpici, campioni del mondo e leader mondiali pronti a darsi battaglia, non perdetevi un'altra serata di atletica di altissimo livello.


Doha si prepara allo scontro tra campioni.💎 

Scontro tra giganti del lancio del giavellotto : il campione olimpico Neeraj Chopra, il campione del mondo Keshorn Walcott e il leader mondiale Rumesh Tharanga Pathirage si affronteranno in quello che potrebbe essere l'incontro della serata.

I campioni del mondo di salto triplo in azione : i campioni del mondo Pedro Pichardo e Leyanis Perez Hernandez guidano una gara di salto triplo di altissimo livello, ricca di talenti provenienti da tutto il mondo.

Il ritorno di El Bakkali : il due volte campione olimpico Soufiane El Bakkali è pronto a sfidare alcuni dei migliori atleti del mondo nei 3000 metri siepi maschili.

La corsa verso l'Ultimate Championship continua... Chi è sulla buona strada per qualificarsi a Budapest? Scopri la classifica aggiornata del Road to the Ultimate Championship qui sotto.

LA STRADA VERSO L'ULTIMO 





mercoledì 17 giugno 2026

Crolla durante un miglio: rianimata con il defibrillatore

 



La scena si è gelata in un istante. Jenny Simpson, 39 anni, icona dell’atletica americana e medagliata olimpica, è crollata al suolo mentre faceva da pacemaker in un miglio a Raleigh, North Carolina. Un collasso improvviso, senza preavviso, che ha trasformato una gara qualunque in minuti di pura angoscia.

Il personale medico è intervenuto immediatamente: niente polso, situazione critica. È servito il defibrillatore per riportare l’atleta a condizioni stabili prima del trasporto urgente in ospedale. Un intervento fulmineo che, con ogni probabilità, ha fatto la differenza.

Gli organizzatori di Sir Walter Running hanno diffuso una nota carica di gratitudine verso chi è intervenuto sul posto, sottolineando la professionalità e la rapidità dei soccorsi. Simpson, assicurano, sta ricevendo tutte le cure necessarie e resta sotto osservazione.

Un nome come il suo non passa inosservato: campionessa mondiale dei 1500 nel 2011, due argenti iridati (2013 e 2017), bronzo olimpico a Rio 2016, sette titoli nazionali e una carriera chiusa solo nel 2024 dopo aver dominato distanze dai 1500 ai 3000 siepi. Una delle figure più solide e rispettate dell’atletica USA.

Ora il mondo dello sport trattiene il fiato per lei.

lunedì 15 giugno 2026

Muore a 25 atleta in un incidente in moto

 


Jemma Stapleton , una promettente velocista australiana di 25 anni, finalista dello Stawell Gift 2025, è morta in un incidente motociclistico mentre era in vacanza a Koh Samui, in Thailandia .

La polizia locale ha riferito che le condizioni stradali scivolose e la pioggia sembrano essere stati fattori contribuenti all'incidente, che ha coinvolto tre veicoli.

Il promettente atleta si è schiantata contro un'auto alle 15:45 di mercoledì su una curva dell'autostrada a Bo Put.

Un video sconvolgente diffuso dalla polizia thailandese mostra la motocicletta di Jemma Stapleton che perde il controllo prima di sbandare e invadere la corsia opposta

I medici hanno riferito che Jemma Stapleton, dichiarata morta sul luogo dell'incidente , aveva riportato gravi lesioni alla testa e contusioni sul corpo .

http://api.clevernt.com/07b73577-857d-11eb-a592-cabfa2a5a2de/