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venerdì 27 febbraio 2026

Il record di Hodgkinson riaccende la discussione sui Pacemaker maschili nelle gare femminili

 

Il nuovo record mondiale degli 800 metri indoor ha riaperto un tema che divide atleti, tecnici e appassionati. Keely Hodgkinson, protagonista del sensazionale 1:54.87 ottenuto a Liévin il 19 febbraio, dopo aver cancellato il primato di Jolanda Čeplak che resisteva dal 2002, ha scelto di trasformare la sua impresa in una domanda pubblica: «Gli uomini dovrebbero fare da pacemaker nelle gare femminili?».

La questione non è banale. In pista, le competizioni restano rigidamente separate per genere, mentre nelle gare su strada la presenza di pacemaker maschili è ammessa e incide in modo evidente sulle prestazioni. Non a caso, nei record mondiali di maratona femminile convivono due tempi ufficiali: il 2:09:56 di Ruth Chepngetich ottenuto in gara mista e il 2:15:50 di Tigst Assefa, stabilito in una prova esclusivamente femminile a Berlino nel 2023.

Hodgkinson, che punta dichiaratamente al primato outdoor di Jarmila Kratochvílová (1:53.28, datato 1983), ha così acceso un confronto che coinvolge equità, regolamenti e futuro dell’atletica. Molti tifosi hanno accolto con favore l’idea di introdurre pacemaker maschili anche nelle gare femminili su pista, ritenendola una possibile evoluzione dello sport.

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